La psicomotricità dei bambini

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Dite:

è faticoso frequentare i bambini

avete ragione.

Poi aggiungete

perché bisogna mettersi al loro livello,

abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.

Ora avete torto.

Non è questo che più stanca,

è piuttosto il fatto di essere obbligati

a innalzarsi fino all’altezza dei propri sentimenti.

Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.

Per non ferirli.

(J. Korczak)

La psicologia e la psichiatria ormai da molti anni segnalano l’importanza del gioco come fattore diagnostico e come elemento basilare dello sviluppo intellettivo.

II gioco è il lavoro del bambino, per mezzo del quale egli cresce e si sviluppa potenziando l’agilità, la forza, e l’intelligenza; la presenza o la mancanza di attività ludica, costituiscono infatti un parametro di riferimento per la normalità o la patologia.

II primo giocattolo del bambino è costituito indubbiamente dal suo corpo, ossia dalle mani, dai piedi, dai segmenti corporei, e le sue conoscenze iniziano proprio dall’esplorazione del corpo e dal suo movimento, è tramite queste acquisizioni che egli forma l’immagine di se e del mondo circostante, sviluppa il suo linguaggio e organizza la sua capacità percettiva.

La psicomotricità favorisce queste fondamentali acquisizioni, lavorando sulla stretta correlazione esistente tra mente, corpo e psiche. Essa, a differenza della semplice attività motoria, che si occupa esclusivamente di muovere i muscoli rimanendo pertanto in un ambito prettamente ginnico, agisce direttamente sul movimento considerato nel suo significato psico-fisico.

II gioco motorio e il gioco simbolico sono utilizzati con le seguenti finalità:

– favorire l’espressività e la spontaneità del movimento.

– sviluppare capacità di comunicazione verbale e non verbale, quali gestualità, mimica, dialogo tonico;

– agevolare l’organizzazione spazio-temporale attraverso la conoscenza del ritmo;

– accrescere l’espressività grafica e manipolativa.

– stimolare lo sviluppo della capacità percettiva.

Queste attività mirano all’armonico sviluppo del bambino, che viene visto nella sua globalità e nel rispetto di tutte le sue espressioni. Esse influiscono direttamente sulle capacità di apprendimento, scolastico e non, in quanto la conoscenza e la consapevolezza di se, ne sono il prerequisito indispensabile.

LO SPAZIO SENSOMOTORIO

Luogo dove il bambino può sperimentare con pienezza le potenzialità del proprio corpo e della propria persona, attraverso un ambiente appositamente strutturato su diversi piani, orizzontali, verticali, obliqui, duri, morbidi, elastici, resistenti.

Piani sui quali arrampicarsi, nei quali entrare, dai quali farsi avvolgere, partendo dal presupposto che i bambini non solo conoscono lo spazio e gli oggetti attraverso l’azione diretta, ma anche potenziano attraverso l’azione le proprie abilità di equilibrio, regolazione e coordinazione, rinforzando così la propria sicurezza ed acquisendo maggiore fiducia nelle proprie abilità motorie ed espressive.

Materassi di diverse dimensioni, per il rotolamento, per la caduta, per il rilassamento.

Cuscini per rendere morbido ed accogliente lo spazio di gioco, per favorire diverse posizioni statiche.

Coperte e stoffe: per sperimentare il contenimento, per trovare rifugio, per nascondersi e farsi ritrovare, per farsi trascinare sul pavimento.

Cubi ed altre forme grandi in gommapiuma per costruire grandi muri da distruggere, per costruire un rifugio, una casa, un castello, l’ambientazione delle proprie storie. Oggetti da trasportare, impilare, ordinare, lanciare, per sentirsi sempre più forti e sicuri.

Cuscini giganti in cui sprofondare durante il rilassamento o farsi trascinare in tutta la stanza.

Oggetti sui quali sperimentare l’equilibrio ed il disequilibrio: un dondolo, una luna, un carretto con le ruote, delle assi sopraelevate.

Oggetti dentro i quali rifugiarsi e ritrovare i propri confini: una casina, un uovo, un nido costruito dall’adulto, una grande cesta, un tunnel di gommapiuma.

Spazi alti sui quali arrampicarsi e per poi lasciarsi cadere, su morbidi materassi.

Corde per stabilire il contatto con l’altro, farsi tirare, tirare, farsi salvare dopo una caduta.

Palle, pallone, palline per stimolare la comunicazione a distanza, per sviluppare la coordinazione oculo-manuale.

Tunnel di gommapiuma dentro i quali rotolare o rifugiarsi, per farsi cercare.

Cerchi in plastica da far rotolare, da usare come contenitori, da porre a terra, per poi saltare.

Bastoni con i quali combattere, per dimostrare la propria coordinazione, la propria forza.

Un grande specchio a parete (2m di h2/3m di l) per permettere il rispecchiamento nel gioco ed il riconoscimento di sé, a livello globale e discriminato.

LO SPAZIO SIMBOLICO

Luogo in cui giocare i propri potenziali immaginativi e giocare il proprio personaggio, il proprio ruolo: una mamma, un bimbo piccolissimo e ammalato, un gattino, un papà, un supereroe!

Gli stessi spazi di prima vengono investiti progressivamente in modo simbolico, divenendo teatro di avventure significative per la crescita e l’integrazione personale del bambino.

Si possono anche aggiungere, in uno spazio specifico, oggetti per il gioco di ruolo, come bambolotti, stoffe, valigette di diverso tipo (quella del dottore è la più gettonata!) ed oggetti tridimensionali (animali e pupazzetti) per realizzare un gioco simbolico di cui il bambino è regista e l’adulto supporto o interlocutore.

Possono esserci costruzioni in legno o gommapiuma, per rappresentare quanto vissuto, per sperimentare le diverse dimensioni costruttive (verticalità, orizzontalità …) ed ambientare le storie animate con i pupazzetti.

LO SPAZIO DELLA RAPPRESENTAZIONE

Luogo in cui dare forma all’esperienza vissuta attraverso il gioco psicomotorio, prendendo gradualmente distanza dalle emozioni e sapendole nominare.

Questo spazio deve contenere diversi materiali che facilitino a diversi livelli la rappresentazione, sia attraverso il disegno che la costruzione e la manipolazione.

Pongo e plastilina per manipolare e trasformare materiali

Fogli grandi, sui quali disegnare a tutto corpo

Una lavagna bianca dove poter disegnare e subito cancellare

Un tavolo dimensionato appositamente per i bambini, su cui lavorare e disegnare

Fogli piccoli per raccogliere le tracce dell’esperienza

Un raccoglitore personale o un cassetto, dove ogni bambino può riporre e ritrovare quanto prodotto.

Dei giochi per lo sviluppo della manipolazione (contenitori graduati, incastri, anelli, etc) e del pensiero logico.

LO SPAZIO DELLA LETTURA

La lettura a fine seduta dona al bambino un momento di rilassamento finale, in cui sviluppare ulteriormente l’osservazione e l’attenzione, approfondendo contenuti utili allo sviluppo del linguaggio e della comunicazione.

Immagini singole per dare un nome alle cose, ai fatti, alle emozioni, attivando un canale fondamentale per lo sviluppo del pensiero;

Sequenze di immagini, per lavorare sulla consequenzialità degli eventi e sulla causalità, favorendo lo sviluppo della percezione temporale nei suoi diversi livelli di sviluppo;

Libri di fiabe o di piccole storie, per stimolare il riconoscimento di sé, all’interno di narrazioni che vanno a rappresentare le emozioni che il bambino sta vivendo in quel momento importante della sua vita: la fragilità, la paura, la difficoltà di diventare grande. La fiaba letta dall’adulto o dal bambino stesso, attraverso le immagini, dona ulteriori parole al bambino, rinforzando la sua capacità di narrarsi;

Giochi in scatola, per esercitare le prime abilità di discriminazione, consolidando le capacità logiche e l’abilità nell’interagire non solo nel gioco, ma anche negli aspetti più cognitivi.

E’ il bambino a scegliere tra gli oggetti che l’adulto mette a disposizione prevedendo ciò che è più adatto, ma favorendo anche la scelta personale rispetto ai contenuti ed agli strumenti che sente in quel momento più adatti per sé.

Nel corso del tempo potranno essere così sperimentati diversi strumenti utili ad una progressiva strutturazione del pensiero e del linguaggio, finalità specifica di questa parte del lavoro neuro e psicomotorio. Queste attività infatti non solo sostengono la presa di distanza dall’azione emotivamente coinvolgente del gioco psicomotorio, ma vanno anche a consolidare i contenuti emersi nell’interazione, portando i bambini ad una graduale disponibilità verso le attività propriamente linguistiche e cognitive, proposte successivamente in ambito educativo, riabilitativo e scolastico.

Gaia Tombolini Written by:

Psicomotricista, laureata in scienze dell'educazione all'Università di Milano Bicocca, attualmente frequento un master in "psicomotricità integrata nei contesti educativi e di prevenzione" presso l'università di Bergamo.

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